Viviamo in un tempo in cui la felicità viene spesso associata al successo, al benessere economico, alla realizzazione personale o all'assenza di problemi. La Bibbia, però, ci presenta qualcosa di molto più profondo: la gioia cristiana.
Essere cristiani non significa vivere senza difficoltà, né attraversare l'esistenza con un sorriso artificiale. La gioia del credente nasce da una realtà molto più solida: appartenere a Cristo, essere riconciliati con Dio e sapere che la nostra vita è custodita nelle sue mani.
L'apostolo Paolo esprime questa verità con un'esortazione semplice e potente:
«Rallegratevi sempre nel Signore. Ripeto: rallegratevi.» Filippesi 4:4;
La gioia cristiana ha dunque un nome e un fondamento: il Signore.
La gioia di essere stati salvati
La prima grande ragione della gioia cristiana è la salvezza.
Il peccato separa l'essere umano da Dio, ma attraverso Gesù Cristo Dio offre perdono, riconciliazione e vita eterna. Chi ha posto la propria fiducia in Cristo può guardare alla propria esistenza con occhi nuovi: non è più sotto la condanna, ma vive nella grazia.
Paolo scrive:
«Giustificati dunque per fede, abbiamo pace con Dio per mezzo di Gesù Cristo, nostro Signore.» Romani 5:1;
La gioia cristiana nasce dalla pace con Dio.
Non dobbiamo più vivere cercando disperatamente di meritare il suo favore. In Cristo siamo accolti per grazia. Possiamo avvicinarci a Dio non come estranei, ma come figli.
Gesù stesso disse ai suoi discepoli che la ragione più profonda della loro gioia non doveva essere ciò che riuscivano a fare, ma ciò che Dio aveva fatto per loro:
«Rallegratevi perché i vostri nomi sono scritti nei cieli.» Luca 10:20.
Questa è una gioia che nessuna circostanza terrena può cancellare.
La gioia di conoscere Dio
Il cristianesimo non consiste soltanto nell'aderire a una serie di dottrine. Al centro della fede cristiana c'è una relazione. Il credente conosce Dio come Padre, cammina con Cristo e sperimenta la presenza dello Spirito Santo. Il salmista aveva compreso che la vera gioia si trova nella presenza di Dio:
«Ci sono gioie a sazietà in tua presenza.» Salmo 16:11;
L'essere umano cerca spesso di riempire il cuore attraverso esperienze, possedimenti, relazioni e successi. Molte di queste cose possono essere buone, ma nessuna di esse può occupare il posto che appartiene al Creatore. La gioia più profonda nasce quando il nostro cuore ritrova il suo centro in Dio.
Per questo il profeta Abacuc, pur contemplando una situazione drammatica, poteva dichiarare la propria fiducia nel Signore (cfr. Abacuc 3:17-18). La sua gioia non dipendeva dal raccolto, dal bestiame o dalla prosperità. Dipendeva da Dio.
Una gioia che resiste nelle difficoltà
Uno degli aspetti più sorprendenti della fede cristiana è che la gioia può convivere con il dolore.
La Bibbia non presenta mai la vita del credente come un'esistenza priva di sofferenza. Gesù stesso disse chiaramente ai discepoli che nel mondo avrebbero avuto tribolazioni (Giovanni 16:33).
Eppure proprio Gesù parlò ripetutamente di gioia.
La differenza sta nel fatto che la gioia cristiana non nasce dall'assenza della prova, ma dalla presenza di Dio dentro la prova.
Giacomo scrive:
«Considerate una grande gioia, fratelli miei, quando vi trovate di fronte a prove di vario genere.» Giacomo 1:2.
Non significa che la sofferenza sia piacevole. Significa che il cristiano sa che Dio può servirsi persino delle prove per produrre perseveranza, maturità spirituale e una fede più profonda (Giacomo 1:3-4).
Anche Paolo e Sila ne sono un esempio straordinario. Dopo essere stati percossi e imprigionati a Filippi, invece di abbandonarsi alla disperazione, pregavano e cantavano inni a Dio nel cuore della notte (Atti 16:22-25). Le loro catene limitavano i loro corpi, ma non potevano imprigionare la loro gioia.
La gioia è frutto dello Spirito Santo
La gioia cristiana non è semplicemente il risultato di un carattere ottimista. È anche opera dello Spirito Santo.
Paolo, descrivendo il frutto dello Spirito, scrive:
«Il frutto dello Spirito invece è amore, gioia, pace...» Galati 5:22.
Questo significa che, mentre cresciamo nella comunione con Dio, lo Spirito Santo produce dentro di noi una gioia che non potremmo fabbricare da soli.
Possiamo attraversare momenti nei quali le emozioni cambiano, la stanchezza aumenta o le preoccupazioni diventano pesanti. Ma sotto queste onde può rimanere una certezza profonda: Dio è con noi, Cristo ci ha salvati e la nostra speranza non sarà delusa.
Paolo collega infatti direttamente la vita cristiana alla gioia nello Spirito Santo:
Romani 14:17 ricorda che il regno di Dio riguarda giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo.
La gioia della comunione fraterna
Essere cristiani significa anche entrare a far parte di una famiglia.
La Chiesa non è semplicemente un edificio nel quale ci si incontra una volta alla settimana. È il popolo di Dio, formato da uomini e donne uniti dalla stessa grazia e dallo stesso Signore.
I primi cristiani vivevano questa comunione con semplicità e gioia:
Atti 2:42-47 descrive una comunità che perseverava nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nel rompere il pane e nelle preghiere.
La gioia cresce quando la fede viene condivisa.
Pregare insieme, sostenersi nelle difficoltà, celebrare le risposte di Dio, servire insieme e vedere altre persone crescere nella fede sono alcune delle gioie più belle della vita cristiana.
Anche Paolo raccontava frequentemente la gioia che provava pensando ai fratelli e alle sorelle delle chiese che aveva servito. Si veda, ad esempio, 1 Tessalonicesi 2:19-20.
La gioia di avere uno scopo
Molte persone si domandano: Perché esisto? Qual è lo scopo della mia vita?
Il cristiano può rispondere sapendo che la propria esistenza non è un incidente.
Siamo stati creati da Dio e, in Cristo, siamo chiamati a una vita che abbia significato.
Paolo scrive: Efesini 2:10 insegna che siamo opera di Dio, creati in Cristo Gesù per compiere le opere buone che egli ha preparato per noi.
Ogni credente può quindi vivere sapendo che anche le azioni apparentemente più semplici possono acquistare valore eterno quando vengono compiute per amore di Dio.
Servire una persona, incoraggiare chi soffre, educare un figlio, lavorare con integrità, pregare per qualcuno, condividere il Vangelo: niente di ciò che viene fatto per Cristo è inutile.
Questa consapevolezza genera gioia.
La gioia di poter pregare
Un altro immenso privilegio del cristiano è sapere di poter parlare con Dio.
Non abbiamo bisogno di attendere un luogo particolare o un momento eccezionale. Possiamo rivolgerci a lui in qualsiasi momento.
La Scrittura ci invita:
«Siate sempre gioiosi; pregate incessantemente; in ogni cosa rendete grazie.»
1 Tessalonicesi 5:16-18.
Gioia, preghiera e gratitudine sono profondamente collegate.
Quando impariamo a riconoscere la presenza e la bontà di Dio anche nelle piccole cose quotidiane, scopriamo che esistono molte più ragioni per ringraziare di quanto normalmente percepiamo.
La gratitudine non nega i problemi. Semplicemente impedisce ai problemi di diventare l'unica cosa che vediamo.
La gioia di una speranza eterna
Infine, il cristiano possiede una speranza che supera persino la morte.
Il Vangelo annuncia che Gesù Cristo è risorto. Per questo la morte non rappresenta l'ultima parola sulla vita di chi appartiene a lui.
Pietro parla di una: «speranza viva» 1 Pietro 1:3; e collega questa speranza alla risurrezione di Gesù Cristo.
La prospettiva cristiana guarda dunque oltre le difficoltà presenti.
Paolo afferma in Romani 8:18 che le sofferenze del tempo presente non possono essere paragonate alla gloria futura.
E l'Apocalisse presenta la meravigliosa promessa di un giorno nel quale Dio asciugherà ogni lacrima e non ci saranno più morte, cordoglio, grido e dolore (Apocalisse 21:3-4).
Per il cristiano la storia non termina nella sofferenza. Termina nella presenza di Dio.
Una gioia che il mondo non può dare
La gioia cristiana non significa ridere sempre.
Ci saranno giorni di lacrime.
Ci saranno domande senza risposta.
Ci saranno perdite, delusioni e momenti nei quali la fede stessa sarà messa alla prova.
Eppure rimane una certezza: Cristo non cambia.
La nostra gioia non dipende principalmente da ciò che accade intorno a noi, ma da Colui al quale apparteniamo.
Per questo Gesù disse ai suoi discepoli:
«Nessuno vi toglierà la vostra gioia.» Giovanni 16:22.
Questa forse è una delle più belle descrizioni della vita cristiana.
Il mondo può cambiare.
Le circostanze possono cambiare.
La salute può cambiare.
Le persone possono deluderci.
I nostri programmi possono fallire.
Ma la grazia di Dio rimane.
La promessa di Cristo rimane.
La speranza eterna rimane.
Ed è proprio qui che troviamo la gioia di essere cristiani.
Non una felicità fragile legata alle circostanze, ma una gioia radicata nel Vangelo: siamo amati da Dio, salvati per grazia, accompagnati dallo Spirito Santo e destinati alla comunione eterna con Cristo.
Per questo possiamo fare nostra l'esortazione dell'apostolo Paolo:
«Rallegratevi sempre nel Signore.» Filippesi 4:4.
Perché la più grande gioia del cristiano non consiste semplicemente nei doni che Dio concede.
La nostra gioia più grande è Dio stesso.